Cambio dollaro euro: da cosa dipende

Cambio dollaro euro: da cosa dipende

Quali sono i fattori che influenzano e determinano il cambio dollaro euro?

Sulla base della teoria economica che prevale attualmente, qualunque rapporto di cambio, incluso quello tra il dollaro e l’euro, dipende dal livello dei prezzi dei servizi e dei beni nelle economie dei due Paesi (o delle due aree economiche, visto che l’euro non è utilizzato in un Paese solo); a incidere sono anche le politiche fiscali applicate e il prezzo reale del petrolio, oltre al differenziale tra il tasso di interesse della Banca Centrale Europea e la Federal Reserve.

Da non sottovalutare, poi, è l’influenza dei fattori speculativi, tenuto conto del fatto che i mercati valutari oggi sono accessibili in qualsiasi momento, 24 ore su 24, da qualsiasi luogo, essendo totalmente informatizzati.

Insomma, non è detto che si acquistino euro contro dollari statunitensi (oppure dollari statunitensi contro euro) solo per motivazioni che hanno a che fare con le esportazioni e le importazioni (cioè lo scambio di merci) tra le due aree economiche. Anzi: solitamente tali movimenti dipendono anche (o soprattutto) da necessità finanziarie e speculative.

È sbagliato, invece, ritenere che la responsabilità degli sbalzi dei tassi di cambio sia unicamente delle banche centrali: per quanto esse ricoprano un ruolo alquanto importante, in gioco ci sono numerose altre variabili di spessore.

Le valute, tra l’altro, si caratterizzano per un andamento ciclico sul lungo periodo (a differenza di quel che succede con le materie prime): ciò vuol dire che sono in vigore dei meccanismi oscillatori – tipici della macroeconomia – che riequilibrano il rapporto di cambio tra due valute (per esempio tra il dollaro e l’euro) nel momento in cui esso risulta troppo sbilanciato.

Nel 2008, il cambio dollaro euro era nettamente favorevole alla moneta europea: questo faceva sì che il prezzo dei servizi e dei beni in dollari si rivelasse particolarmente vantaggioso per gli europei. Insomma, una vacanza negli Stati Uniti o l’acquisto di una casa in territorio americano rappresentavano, in quel momento, un affare conveniente: ciò ha fatto sì che la domanda dei dollari aumentasse, mentre la domanda degli euro calasse (visto che i servizi e i beni europei erano troppo costosi per gli americani).

Le esportazioni e la produzione degli Usa sono – quindi – aumentate, così come la quantità di moneta circolante nel Paese, visto che le maggiori esportazioni hanno determinato un aumento del reddito indotto: per questo motivo la pressione al rialzo dei tassi di interesse statunitensi e il conseguente afflusso di capitali stranieri (richiamati proprio dalla attrattiva superiore dei tassi americani) hanno avuto effetti visibili sul tasso di cambio, e il dollaro è stato rivalutato rispetto all’euro.

In linea teorica, quindi, il rapporto tra dollaro ed euro è piuttosto stabile e autocorrettivo, nel senso che in caso di eccessi da una parte o dall’altra sono gli stessi fattori economici a riportare l’equilibrio. Come detto, però, occorre tenere conto anche di altri fattori, come i movimenti valutari di carattere speculativo, che potrebbero interferire con questo andamento.

Altrettanto rischiose potrebbero essere eventuali politiche salariali o fiscali applicate nelle due aree.

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