Carte di Credito Subprime.

Carte di Credito Subprime.

Oltre alla tipologia di carta di credito revolving esiste anche una forma di credito di seconda categoria denominata carta di credito subprime.

Anche la carta di credito subprime è nata negli Stati Uniti d’America come tutti i prodotti economici che hanno fatto il bello e cattivo tempo nel mercato dei debiti a stelle e strisce.

Si può comunque dire che le carte di credito subprime sono molto simili a quelle revolving in quanto si rivolgono alla stessa tipologia di clientela.

Le carte di credito subprime infatti nacquero nell’ ultimo decennio del ventesimo secolo, in particolare nella fine degli anni novanta, quando le società finanziarie americane iniziarono ad offrire prodotti subprime a coloro che erano inseriti nella blacklist del merito creditizio.

In particolare tali tipologie di finanziamento venivano offerte ai cittadini che avevano subito un protesto, un esproprio, un fallimento o una bancarotta.

Visto il rischio nell’ offrire le carte di credito subprime ad una tipologia di debitori con un passato creditizio tutt’ altro che limpido, le banche si dovevano tutelare, inserendo come clausola del contratto di credito dei tassi d’interesse veramente molto alti.

Queste carte di credito hanno dei massimali molto bassi e comunque dei tassi d’interesse che possono sfondare quota 30%.

Carte di credito subprime e crisi del settore dei conti correnti.

Se dal punto di vista delle statistiche del credito, il dato di fatto è quello di un aumento dei consumi nella seconda metà del 2012, secondo l’Associazione Censis Confcommercio, la situazione a livello bancario e creditizio degli italiani non è affatto migliorata.

Lo studio infatti afferma che il popolo italiano non ha diminuito il proprio debito pro-capite perchè risparmia e preferisce pagare in contanti, ma perchè non ne ha la possibilità.

Ad esempio il mercato in maggiore crisi è quello delle auto, che subisce una contrazione abbastanza importante, chi ha la macchina se la tiene, nei periodi di magra meglio spendere per altre cose. Guai dunque ai finanziamenti, ai leasing e ai prestiti, c’è da tirare la cinghia e mai come in questi periodi di crisi c’è altra cosa più saggia da farsi.

Ma la statistica è contraddittoria, e più che altro obsoleta, se ci si riferisce ai primi sei mesi del 2012, quelli in cui si è sentita una maggiore recessione e dunque i dati sono da prendere con le molle, soprattutto a causa di quella stretta del credito che ha obbligato praticamente gli italiani a non indebitarsi sopra le proprie possibilità.