Che cos’è un conto corrente

Quando si parla di conto corrente si fa riferimento a uno strumento tecnico bancario che permette al correntista, cioè al possessore del conto, di usare moneta bancaria e denaro elettronico.

Il conto corrente (a cui talvolta ci si riferisce con l’abbreviazione C/C) può essere impiegato sia dai privati che dalle imprese: i primi lo utilizzano soprattutto come forma di risparmio e di conservazione del denaro in un posto sicuro, oltre che per addebitare le utenze (pagare le bollette) e accreditare stipendi o pensioni; le seconde, invece, vi ricorrono specialmente per indirizzarvi i pagamenti, nazionali o provenienti dall’estero, e i flussi di incassi mediante i bonifici. Negli ultimi anni tra i privati sta prendendo sempre più piede la forma del conto online, che può essere completamente gestito attraverso Internet e che garantisce un numero illimitate di operazioni a costo zero.

E’ bene notare che il conto corrente rappresenta una modalità di risparmio protetta anche a livello statale: la Repubblica Italiana, infatti, secondo la Costituzione è chiamata a tutelare in tutte le sue forme il risparmio (il motivo è facile da intuire: un’eventuale corsa agli sportelli causata da disoccupazione e povertà provocherebbe un’interruzione del credito sia ai cittadini che alle imprese, con costi sociali molto elevati). La tutela del risparmio e – di conseguenza – dei conti correnti aperti nelle banche si concretizza in modi differenti: ciascun istituto, prima di tutto, risponde dei crediti che altri hanno nei suoi confronti.

La Banca d’Italia in situazioni di difficoltà hanno la facoltà di ordinare aumenti di capitale sociale, acquisizioni e fusioni tra le banche, al fine di salvare gli istituti che si trovano in una situazione complicata. Inoltre, il patrimonio dello Stato è garante dell’esposizione delle banche verso i privati e le imprese. Il conto corrente, in Italia, è regolamentato dal Codice Civile all’articolo 1823, che lo qualifica come un contratto tipico. A identificarlo, dal 1° gennaio del 2008, è il codice Iban, un codice alfanumerico composto da ventisette caratteri che ha preso il posto del Bban (costituito da ventitré caratteri), in vigore fino al 2007.

L’Iban include il codice ISO 3166-1 dello Stato, il codice identificativo della banca che ospita il conto e il numero del conto stesso. Il conto corrente può essere connesso a servizi come il fido bancario (che permette al cliente di andare oltre gli importi depositati secondo limiti stabiliti – il cosiddetto scoperto), la domiciliazione delle utenze, il libretto degli assegni e il servizio Bancomat.

Il cliente può consultare e tenere sotto controllo i movimenti effettuati e il saldo grazie all’estratto conto, che viene inviato dalla banca – in forma cartacea o tramite posta elettronica – periodicamente (ogni uno o tre mesi): esso include un prospetto in cui si può verificare ogni operazione effettuata, con tanto di data di registrazione e data di valuta.

Nel conto corrente ci sono tre tipi di saldo: quello contabile, basato sui movimenti ordinati a seconda della data di registrazione; quello liquido, che può essere positivo o negativo e viene usato per calcolare gli interessi debitori e creditori; e quello disponibile.