Come funzionano i fondi pensionistici

Come funzionano i fondi pensionistici

Il funzionamento dei fondi pensionistici è piuttosto semplice: il denaro che viene raccolto attraverso questi fondi viene investito nei mercati finanziari con l’obiettivo di realizzare un rendimento che integri la contribuzione versata dalle singole persone.

In sostanza, le risorse dei fondi pensione vengono gestite sulla base del sistema tecnico finanziario della capitalizzazione: ciò vuol dire anche che gli importi delle prestazioni previdenziali variano in funzione dei contributi versati, oltre che del rendimento che l’investimento del patrimonio ottiene e del periodo di permanenza nel fondo.

Va precisato che il fondo non è tenuto a realizzare investimenti a tutela del capitale né ad assicurare un interesse positivo (investendo, per esempio, in obbligazioni o in titoli di Stato): anzi, dà vita a investimenti con un profilo di rischio – rendimento medio – alto, che naturalmente dipende dalle scelte dei diversi gestori di fondi.

È la stessa normativa italiana, per altro, a limitare in misura significativa la facoltà di investire in titoli di Stato o altri strumenti a capitale e rendimento garantiti. Il decreto ministeriale numero 703 del 1996, infatti, stabilisce che il patrimonio del fondo può essere investito per non più del 50% in titoli di debito e di capitale negoziati in mercati regolamentati di Giappone, Stati Uniti, Canada ed Europa, e per non più del 20% in titoli di debito e di capitale non negoziati in mercati regolamentati di queste aree. In altre parole, solo un quinto delle risorse può essere investito in titoli Ocse over the counter; è del 5%, invece, il limite massimo per gli investimenti in titoli di debito e di capitale non Ocse.

Per quel che concerne le fonti di finanziamento dei fondi pensionistici, esse variano in funzione del soggetto aderente. In particolare, le fonti contributive per i lavoratori dipendenti sono la contribuzione stessa del lavoratore, la contribuzione del committente (cioè del datore di lavoro) e il versamento del Tfr. La normativa italiana fa sì che l’entità del contributo minimo a carico del lavoratore e del datore di lavoro possa essere determinata da accordi aziendali o collettivi; naturalmente, lavoratori e datori di lavoro hanno la facoltà di effettuare versamenti al Fondo anche in mancanza di questi accordi. Le fonti contributive per i lavoratori autonomi, invece, sono costituite unicamente dai contributi dei lavoratori stessi.

Affinché l’adesione ai fondi pensionistici venga incentivata, il regime fiscale applicato è agevolato. In particolare il Tfr non è sottoposto ad alcuna tassazione, mentre la contribuzione del lavoratore può essere dedotta dal reddito (tenendo conto che per stabilire la somma massima che può essere dedotta è necessaria anche la contribuzione del lavoratore) fino a un limite massimo di 5164 euro e 57 centesimi (corrispondenti a 10 milioni di lire). Non è più in vigore, invece, il limite percentuale corrispondente al 12% del reddito imponibile.

La destinazione del Tfr ai fondi pensione integrativi è soggetta al rischio di insolvenza del soggetto che emette le quote del fondo, del soggetto depositario di fondi e di coloro che emettono gli strumenti finanziari nel quale vengono investite le somme.