Conto in rosso

Conto in rosso

Per “conto in rosso” intendiamo uno sconfinamento oltre i limiti di utilizzabilità di un ordinario conto corrente acceso presso un istituto di credito: spese improvvise, addebiti inattesi, bonifici o versamenti che non arrivano, possono spesso condurre un conto corrente a passare al segno meno o, in aggiunta, a superare il fido disponibile sullo stesso rapporto.

Ma cosa accade quando un conto corrente diventa “rosso”?

Quali sono le conseguenze immediate e quali quelle future nell’ipotesi di accensione di un nuovo rapporto, o di richiesta di un finanziamento presso la stessa banca nella quale si intrattiene la relazione, o presso altre banche?

Iniziamo con il limitare la terminologia utilizzata: nel gergo comune, andare “in rosso” può infatti significare alternativamente:

  • utilizzare fondi non propri, ma messi a disposizione dall’istituto di credito grazie alla previsione contrattuale di un’apertura di credito in conto (fido);
  • utilizzare fondi non propri in assenza della previsione contrattuale di un fido, o utilizzarne in maniera ulteriore rispetto a quanto messo a disposizione dall’istituto di credito.

Appare chiaro che, mentre nella prima delle due ipotesi stiamo comunque rimanendo all’interno del recinto di regolarità e di ordinarietà nella gestione della relazione con l’istituto di credito, nella seconda ipotesi potrebbero essere avvertite delle condizioni di tensione, o un possibile campanello di allarme per una successiva insolvenza del cliente bancario.

Se il conto è “in rosso” con la seconda ipotesi di cui sopra, le prime conseguenze immediatamente prodotte saranno principalmente attribuibili al comportamento della banca, che cercherà di evitare l’aggravamento della situazione già creatasi, e, contemporaneamente, cercherà di recuperare il proprio credito nei confronti del cliente.

Sono pertanto frequenti, conseguentemente agli sconfinamenti, i blocchi dei principali strumenti di pagamento e, in particolare, di tutte le carte operanti sui circuiti aziendali e interbancari, per poi ripristinare la regolarità della gestione una volta che il cliente avrà azzerato l’esposizione debitoria.

Ma quali sono le conseguenze a medio e lungo termine?

Nella maggior parte dei casi l’esposizione debitoria viene assorbita senza gravi effetti; il cliente verserà l’importo del gap negativo a copertura del debito momentaneo, e il rapporto riprenderà più o meno regolarmente. 

Più pesanti sono invece le conseguenze nell’ipotesi in cui la banca, per evitare l’aggravarsi di una situazione evidentemente già deteriorata, abbia cercato di migliorare il proprio scenario personale attraverso alcune azioni piuttosto radicali, come il messaggio di “impagato” di un assegno bancario (protestato o meno), lo storno di addebiti di rate di mutuo o di prestito, il blocco interbancario di una carta di credito, e così via.

In tutti questi casi, le conseguenze per il cliente il cui conto è andato “in rosso” potrebbero essere più serie, e potrebbero altresì compromettere i rapporti dello stesso cliente non solamente nei confronti dell’istituto di credito segnalatore, ma anche nei confronti di tutte le altre banche collegate ai tradizionali sistemi di informazioni creditizie.

Infatti, se la banca non ha pagato delle rate di prestito o di mutuo (finanziamenti da essa concessi, o concessi da altri istituti finanziatori e addebitati tramite RID), il sistema di informazioni creditizie (come ad esempio la CRIF) percepirà il mancato pagamento, evidenziando la qualità di “cattivo pagatore” del cliente. Tale segnalazione è comunque regolarizzabile, ma per diversi mesi rimarrà come un’etichetta a monito degli altri istituti di credito che intendessero fornire delle linee finanziarie allo stesso soggetto, che avrà così maggiori difficoltà a reperire credito, o a reperirlo a condizioni standard.

Discorso similare e, in certi casi, ancora più grave, è quello relativo al mancato pagamento degli assegni. Il cliente può evitare delle conseguenze peggiori regolarizzando il pagamento (con ulteriore addebito di una penale del 10% sull’importo facciale) prima che il suo nominativo venga iscritto nelle Centrali Allarme Interbancarie, e veder così chiuse le porte concessorie di altre relazioni di pagamento in tutto il sistema bancario.