Cosa è un conto deposito

Il conto deposito non deve essere confuso con i certificati di deposito o con i PcT (cioè i pronti contro termine): questi sono strumenti di investimento sul breve periodo che, non a caso, vengono proposti dagli istituti di credito come alternativa al conto deposito. Il conto deposito, invece, si contraddistingue per essere un prodotto bancario normalmente abbinato a un conto d’appoggio: si tratta, in sostanza, di un semplice deposito remunerato di denaro, dal quale si possono eseguire unicamente versamenti e prelievi. Non si possono compiere, invece, tutte le altre operazioni bancarie consuete: niente prelievi con carta di credito, niente bonifici per conti non prestabiliti, niente prelievi con Bancomat, niente pagamento di assegni, e così via.

Il conto deposito può essere vincolato o libero: nel primo caso i risparmi possono essere ritirati solo nel momento in cui scade il vincolo (che può avere durate diverse, da un mese a tre anni); nel secondo caso, invece, i soldi depositati risultano immediatamente disponibili. Il vantaggio di ricorrere a un conto vincolato va individuato nel fatto che esso viene premiato con interessi maggiori: occorre valutare con molta attenzione, comunque, la reale convenienza dei vincoli, poiché le banche hanno facoltà di chiedere il pagamento di una penale nel caso in cui i soldi vengano ritirati prima della scadenza (nella maggior parte dei casi, comunque, si tratta semplicemente della mancata assegnazione degli interessi). E’ soprattutto dalla metà degli anni Novanta che nel nostro Paese il conto deposito ha conosciuto una crescita significativa, per merito soprattutto delle offerte delle banche on line, basate su interessi alti e sull’assenza di spese aggiuntive (giustificata dal fatto che, essendo i costi di personale ridotti e i costi di sportello praticamente inesistenti, i costi di gestione risultano minori rispetto a quelli sostenuti dalle banche tradizionali). Il conto deposito più conosciuto, soprattutto nei primi anni del boom, è stato Conto Arancio, al quale hanno fatto seguito molte altre proposte.

Per quel che riguarda la tassazione relativa ai conti deposito, negli ultimi anni si sono verificati diversi cambiamenti legislativi che hanno finito per disorientare parzialmente i clienti. In particolare, l’aliquota fiscale a partire dal primo gennaio del 2012 è stata diminuita di sette punti percentuali, e si è passati dal 27 % al 20 %, secondo gli standard stabiliti per l’aliquota unica sulle rendite finanziarie. Inoltre, è stata prevista l’introduzione di una nuova imposta di bollo proporzionale su questo tipo di conto, con un minimo di 34 euro e 20 centesimi e una soglia massima di 1200 euro: il bollo è pari a un millesimo del capitale depositato, e sostituisce il bollo precedente, che prevedeva un pagamento annuale di un euro e 81 centesimi. Il bollo annuale in vigore in precedenza era pagato, nella maggior parte dei casi, dalle stesse banche, visto il suo valore ridotto: in quel caso, il possesso di un conto deposito non comportava alcuna spesa per il cliente. Viceversa, l’introduzione del bollo proporzionale ha indotto numerosi istituti di credito ad addebitare i costi al cliente. Dal 2013, per altro, è stato abolito il limite massimo, e il bollo è diventato dello 0.15 %.

Related Posts