Fondi pensione

I fondi pensionistici rappresentano degli strumenti tecnici che permettono ai lavoratori di poter contare su una pensione complementare, da abbinare a quella che viene concessa dagli enti pensionistici obbligatori ai sensi di legge. Le pensioni obbligatorie fanno parte della cosiddetta previdenza di primo pilastro; i fondi pensionistici, invece, fanno parte della previdenza complementare, detta anche previdenza di secondo pilastro.

Il loro meccanismo di funzionamento è molto semplice: attraverso un fondo pensionistico, il lavoratore mette da parte una certa quantità del proprio denaro accumulato nel corso della vita lavorativa per avere a disposizione una pensione integrativa, cioè una prestazione pensionistica aggiuntiva rispetto a quella fornita dagli enti previdenziali obbligatori.

Sono le norme di diritto privato (e in particolare quelle relative ai rapporti giuridici di natura volontaria tra gli aderenti e i fondi) a regolare i fondi pensione, che dal punto di vista economico sono gestiti a capitalizzazione dei versamenti (è agli stessi aderenti che spetta il rischio economico).

I fondi pensionistici sono normati, nello specifico, dal decreto legislativo numero 252 del 2005, in base al quale coloro che intendono disporre di una pensione integrativa hanno la possibilità di sottoscrivere un Piano Previdenziale Individuale o di aderire a un fondo, aperto o negoziale. Il Piano Previdenziale Individuale è una polizza assicurativa a tutti gli effetti, anche se viene identificato come fondo pensione.

È possibile, dunque, distinguere tra fondi pensionistici a contribuzione definita e fondi pensionistici a prestazione definita. Nei primi l’entità dei contributi è certa, costante e periodica; viceversa, non è certa l’entità della prestazione, che varia in funzione delle performance di gestione del fondo, con il rischio che cade sull’aderente. Nei secondi, invece, è l’entità della prestazione a essere certa, mentre a variare è l’entità dei contributi, che cambia in funzione dei bisogni del gestore del fondo in rapporto agli obiettivi che vuole raggiungere: è proprio sul gestore che cade il rischio.

I fondi pensionistici più diffusi in Italia sono i fondi pensione preesistenti (quelli muniti di soggettività giuridica sono chiamati fondi pensione preesistenti autonomi): si tratta, in pratica, dei fondi pensione che esistevano già prima del 15 novembre del 1992, il giorno in cui è entrata in vigore la legge delega a partire dalla quale è stato emanato il decreto legislativo numero 124 del 1993.

I più noti fondi pensionistici preesistenti sono il Fondo Pensione delle Società Esercizi Aeroportuali – FONSEA, il Fondo Pensioni Dipendenti DOW e il Fondo Pensione per i Dipendenti IBM.

Un particolare tipo di fondi pensione preesistenti è rappresentato da quelli interni, cioè quelli che sono costituiti come patrimonio di destinazione di società non finanziarie, imprese di assicurazione o banche in cui lavorano i destinatari dei fondi. Tra i più noti, si segnalano il Fondo Pensioni Integrative per chi lavora in Rai o il Fondo di Previdenza per chi lavora alla Saras.

La vigilanza sui fondi interni spetta, dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo numero 252 del 2005, alla Covip; in precedenza, era appannaggio dell’Isvap (per le compagnie assicurative) e della Banca d’Italia (per le banche).