I fondi pensionistici negoziali

I fondi pensionistici negoziali

I fondi pensionistici negoziali sono strumenti di previdenza complementare noti anche come fondi pensione contrattuali, chiusi o ad ambito definito. Essi vengono istituiti in funzione di accordi tra i sindacati e le organizzazioni imprenditoriali di settori specifici, poiché sono destinati a categorie di lavoratori specifiche: gli addetti nel settore della chimica, per esempio, dispongono del fondo Fonchim, mentre i metalmeccanici possono contare sul fondo Cometa.

Si tratta di fondi che sono alimentati da eventuali contributi del lavoratore e del datore di lavoro, ma soprattutto dal Tfr, cioè dal trattamento di fine rapporto maturato dal lavoratore. Sono previste agevolazioni fiscali, così da incentivare l’adesione a questi fondi: escluso il Tfr, infatti, le contribuzioni da busta paga possono essere dedotte dal reddito totale (per una soglia massima di 5164 euro e 57 centesimi ogni anno).

L’importo finale, a differenza di quel che accade per una pensione tradizionale (in cui il sistema di calcolo è chiaro), non è prevedibile, nel senso che dipende dalla cifra versata nel corso degli anni e dai rendimenti relativi. I fondi pensionistici negoziali sono controllati da una specifica Commissione che fa capo al Ministero del Lavoro e che vigila sulla sua regolare amministrazione: i soldi versati per i fondi pensione negoziali, infatti, così come per gli altri fondi pensione integrativi, finiscono nel mercato dei capitali (mentre i contributi previdenziali del sistema pensionistico obbligatorio vengono spesi immediatamente per pagare le prestazioni previdenziali e le pensioni del momento).

I fondi pensione negoziali sono soggetti giuridici indipendenti, ognuno dei quali è dotato di un’assemblea, di un responsabile del fondo e di organi di controllo e amministrazione, costituiti per metà dai rappresentanti dei datori di lavoro e per metà dai rappresentanti dei lavoratori.

Il mercato delle banche depositarie, a dire la verità, è piuttosto concentrato: il 43.16% è in mano a Mps, il 37.46% all’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane, il 13.79% a Intesa BCI, il 2.82% a Société Générale Securities Services, il 2.52% a Unicredit e lo 0.08% a Iccrea Banca.

Tra i fondi pensione negoziali più noti, si segnalano Artifond, destinato agli artigiani, Fondapi, destinato ai lavoratori delle piccole e medie imprese, e Alifond, destinato a chi è impiegato nel settore alimentare. Per i lavoratori del legno, dei manufatti in cemento, dei laterizi e dell’arredamento è previsto il fondo Arco, mentre coloro che sono impiegati nell’industria del cemento, delle malte, del gesso, della calce e dei materiali di base per le costruzioni possono contare sul fondo Concreto.

Ancora, per i dottori commercialisti c’è Previdoc, per i dipendenti delle Poste c’è FondoPoste, per i lavoratori edili c’è Prevedi e per i medici c’è FondoSanità.

Infine, Byblos è il fondo negoziale pensato per aziende editoriali e grafiche e per l’industria del cartone e della carta, mentre Cometa è destinata all’industria dell’installazione di impianti e al settore metalmeccanico; per l’industria dei materiali refrattari e delle piastrelle di ceramica c’è Foncer, e per i consorzi agricoli e le aziende cooperative di lavorazione dei prodotti alimentari e di trasformazione dei prodotti zootecnici e agricoli c’è Filcoop.