Investimenti, gli italiani scelgono fondi comuni e previdenza privata

Come investono gli italiani e verso quali asset orientano i propri capitali? La risposta a queste domande sembra essere piuttosto “banale”, perché le famiglie del nostro Paese restano formichine che conservano la maggior parte del proprio patrimonio, ma qualche tendenza innovativa si comincia a far largo.

Interesse per gli investimenti. È il caso in particolare delle nuove forme di investimento online, che stanno destando l’interesse e le attenzioni anche di persone che non sono propriamente esperte di materie finanziarie per il loro approccio semplice e intuitivo: nella guida sulle pagine di investingoal.com, uno dei portali più specializzati in ambito social trading, si spiega come l’investimento iniziale online può essere effettuato anche con un capitale iniziale ridotto, come ad esempio 100 o 200 euro.

Ma restiamo “formichine”. Accanto a questi “pionieri”, però, la maggioranza degli italiani continua a essere legato a vecchie logiche, che vedono il predominio quasi assoluto del mattone e della liquidità da detenere per qualsiasi emergenza: come rivela un’elaborazione della Fabi (Federazione autonoma dei bancari italiani), su un patrimonio totale di oltre 4.400 miliardi di euro accumulato dai nostri connazionali, circa un terzo è rappresentato proprio dalla liquidità detenuta, a cui si aggiunge il valore degli immobili.

Il portafoglio delle famiglie. Per la precisione, le abitazioni di proprietà sono un altro caposaldo fondamentale della ricchezza delle famiglie italiane, mentre tra le tendenze più nuove si segnala l’incremento del peso di investimenti azionari e previdenza privata, a riprova comunque di un cambiamento in atto nel nostro Paese. In particolare, nei forzieri degli italiani sono custoditi titoli per oltre un trilione di euro, mentre solo venti anni fa questa somma arrivava a 425 miliardi, mentre quasi il 23 per cento delle risorse private sono destinate a polizze o fondi pensione privati (nel 1998 la percentuale era solo del 5,9 per cento).

L’analisi di Assogestioni. Un’altra tendenza innovativa è stata messa in risalto da Assogestioni, che di recente ha presentato l’indagine annuale sui sottoscrittori di fondi comuni di investimento: a tutto il 2017 sono 7,2 milioni gli italiani che hanno investito in fondi comuni di investimento, una modalità che quindi continua il suo trend di crescita avviato nel 2012, quando i sottoscrittori erano 5,4 milioni.

Crescono i PIR. La grande novità nel quaderno di ricerca aggiornato al 2018 riguarda l’introduzione dei PIR, i Piani individuali di risparmio, che sono uno strumento di investimento che, in estrema sintesi, consente di non pagare le tasse sulle plusvalenze. Lo scorso anno infatti sono stati 800 mila gli italiani che hanno sottoscritto un piano individuale di risparmio, con un valore dell’investimento in PIR che si attesta a circa 11 miliardi e un patrimonio medio per sottoscrittore pari a 13.670 euro. Tuttavia, la metà dei sottoscrittori ha investito meno di 10.000 euro, segno di un prodotto che risulta gradito e accessibile anche dai piccoli investitori.

I fondi comuni conquistano consensi. L’analisi tratteggia anche altre caratteristiche degli investitori italiani: la maggioranza resta appannaggio degli uomini, ma il gap tra generi sta andando verso un riequilibrio, visto che dal 2002 a oggi le donne sono passate dal 41 al 47 per cento del totale dei sottoscrittori. In ogni caso, il sottoscrittore tipo è uomo, ha 59 anni e risiede nel Nord Italia. Dal punto di vista delle scelte, il 36 per cento delle persone investe in fondi comuni flessibili (che non hanno alcun vincolo sull’asset allocation di base), che superano le altre forme come comparti obbligazionari, bilanciati e azionari, il comparto che paga il decremento maggiore, con una progressiva erosione degli investimenti negli ultimi 15 anni.

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